Diabete Felino: Gestione Libertaria

 

Diabete Felino: Gestione Libertaria

Posted by DElyMyth on Thu, 2005-06-02 13:32 in

E' bello (si fa per dire) quando ti senti dire che visto che fai informatica non capisci nulla.
Perche' siamo a casa tutti, quindi si puo' dare di piu' da mangiare al gatto, diabetico.
Ovviamente senza modificare i dosaggi di insulina.
Questo il succo dell'ennesima discussione (tutt'altro che pacata) da queste parti.

C'e' un antefatto alla storia, anzi, piu' di uno.
Da un lato il gatto con il diabete, e 600 di glicemia.
3 unita' di insulina la mattina e 4 la sera.
In piu', dovrebbe mangiare solo le sue pappette o croccantini, studiati apposta per gatti diabetici, con un apporto nutrizionale correttamente bilanciato per l'eta' e la malattia.

Dopo l'ultimo prelievo il veterinario ci ha consigliato di aumentare l'insulina a 4+4 unita'.
E di dargli solo cibo per gatti diabetici, evitando il riso (ad alto contenuto glicemico causa alto contenuto di amido).
La sua dieta attualmente consiste di:
Poco delle sue scatolette e dei suoi croccantini, con mix di riso, farro, zucchine e carote.
Riso e farro dovrebbero essere ridotti, zucchine e carote sono verdure e i gatti non sono vegetariani, sono prevalentemente carnivori.

In effetti, il nostro gatto ha anche qualche difficolta' di digestione legata alle verdure, dato che tre orette dopo mangiato oggi ha vomitato.
Ovviamente nel vomito non c'era traccia di carne, era composto prevalentemente da riso, farro, zucchine e carote.

L'idea mia sarebbe di dargli da mangiare solo quello che deve, e vedere gli esami del sangue di settimana prossima.
Purtroppo risulta impossibile fare a Micione la curva glicemica, che servirebbe a vedere come va durante la giornata, con prelievi circa ogni due o tre ore.
Ma lui i prelievi non se li fa fare, diventa un Puma (definizione del veterinario) e serve una squadra antisommossa per prelevare quanto basta per controllare la glicemia, ormai ogni due settimane.

Ad ogni modo, stamattina ha mangiato alle sette del mattino, dopo la puntura da tre unita' di insulina.
Poco dopo le dieci del mattino, e' andato in bagno per fare cio' che piu' gli pesa della sua vita: la cacca.
Ovviamente lo sforzo (ci siamo abituati, e' un classico) gli ha causato anche vomito.

Ora, quello che doveva assimilare del cibo, in tre ore l'aveva gia' assimilato, almeno per quanto riguarda i glucidi.
L'idea di dargli da mangiare a mezzogiorno non mi pare delle migliori, non senza aver modificato il dosaggio di insulina.
Ho espresso il mio parere, per sentirmi dire che non capisco un cazzo e che "non mi faccio dire cosa fare da chi fa informatica".

Ok, peccato che io, cinque/sei anni fa, vivessi con un diabetico.
In otto mesi penso di aver capito come funziona la questione.
Se mangi di piu', fai piu' insulina, se mangi di meno, ne fai meno.
Le crisi ipoglicemiche intervengono (in caso) ad un'oretta di distanza dall'insulina rapida e a tre ore da quella lenta.
L'insulina per animali suppongo (dagli orari in cui viene fatta) sia lenta.
In ogni caso, puntura alle 7, a mezzogiorno tutto si rischia fuorche' una crisi ipoglicemica, anche data la glicemia alta del paziente (ci stara' un mese almeno a scendere a livelli davvero accettabili).

Lui ha fame, ma ha perennemente fame.
Sia perche' e' un gatto, sia perche' il diabete provoca appetito.
Che stia meglio di qualche mese fa e' un dato di fatto, beve meno, e fa meno pipi'.
Ma e' anche un dato di fatto che mangiare di piu' non gli faccia bene, non senza correggere le dosi di insulina basandosi sulla quantita' di cibo (di glucidi piu' che altro) che ingerisce.

Io faro' anche informatica, ma continuo ad avere otto mesi di convivenza con un diabetico alle spalle, e penso che contino abbastanza, come esperienza.
Abbastanza per sapere che dobbiamo (perentorio) fargli scendere quella cazzo di glicemia, troppo alta da almeno gennaio/febbraio.
Il rischio sono i suoi reni.
Non e' facile, non e' bello, ma e' l'unico modo per tirarlo fuori, per poter aggiustare il dosaggio di insulina e per potere, in caso, un giorno, dargli di piu' da mangiare, rendendolo di fatto un gatto piu' contento.

Ma io non posso sapere nulla di diabete, essendo che "faccio informatica".
E l'esperienza di quegli otto mesi in Inghilterra non conta piu' una mazza, non e' mai contata una mazza.
Perche' in quanto informatica di diabete non posso fisicamente capire una sega, e' una limitazione mentale che ho, che devo avere, che viene data per scontata.

E cosi', a Micione e' stato negato il pasto extra, e il ponte che mi si presenta davanti sara' in realta' un incubo di cinque giorni, perche' la merdina qui scrivente osa dire che quel vomito non ha influito sull'assimilazione dei glucidi del pasto di almeno tre ore prima, e che comunque la glicemia gli deve scendere.

Mi ricorda fin troppo il fatto che, un paio di anni fa, con la rotula gia' abbondantemente decentrata, l'avrei risolta con fisioterapia e sport.
Quando il giorno dell'intervento un medico, mostrando il mio ginocchio come esempio a due specializzande, ha spiegato che con la rotula e lo sperone in quella posizione, i miei tendini non potevano fisicamente lavorare bene e tendere a dovere il quadricipite (nulla che gia' non avessi sperimentato direttamente in 10 anni di rotula a spasso).

E io saro' anche un'informatica imbecille che non capisce un cazzo, ma sapevo da tempo che le ossa non mi si potevano spostare se non "a mano", ovvero, come ho scoperto dopo, solo sezionando un legamento per incastrare la rotula al suo posto.

E io saro' anche una merdina che non sa un cazzo di diabete per limitazioni mentali postemi dal mio lavoro (che non e' nemmeno piu' di informatica a voler ben guardare), ma penso che in otto mesi io abbia visto da un punto di vista piu' pratico che teorico o peggio empirico come funziona quella malattia.
E mentre un essere umano capisce che il suo stare male deriva da una malattia che si cura con dieta e punture, un gatto non lo capisce.
Un gatto sa solo che ha fame, non sa che quella fame (oltre ad essere psicologica come per tutti i felini) deriva dal fatto che ha difficolta' ad assimilare glucidi, non sa che piu' mangia piu' stara' male, se non si fa contestualmente anche le punture.

Un gatto non puo' capire.
Chi non ci e' passato non puo' capire.
Io non ho il diabete (non adesso, per lo meno), ma sono quella, qui, che lo ha visto meglio, anche se non direttamente sulla mia pelle, su quella di una persona molto vicina.
E mi spiace, ma non penso che la felicita' di un pasto in piu' valga il rischio derivante da un diabete curato alla cazzo.

Ma io continuo ad essere solo una che fa informatica.
E quindi non posso capire un cazzo di diabete.


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